Abbiamo scelto di riporatre l'articolo seguente, tratto da
L'INDRO - "L'approfondimento quotidiano indipendente", perchè in sintonia con il nostro pensiero, in merito al valore delle esperienze lavorative all'estero, in mercati che offrono opportunità di crescita professionale e arricchimento tecnico/culturale, ma non solo, i numeri indicati fanno ben sperare per chi come noi si occupa di
delocalizzazione d'impresa. La crescente disponibilità di neolaureati ad "emigrare" è un trend positivo del tutto contrario a quanto accadeva nel passato, non poi così lontano...
Manager, studenti, neolaureati con buone prospettive di lavoro. A decidere di “emigrare” verso altri Paesi per cercare lavoro non sono gli emarginati sociali, ma sempre più persone, di giovane età, che vogliono cogliere l'opportunità di fare un'esperienza all'estero, per arricchire il loro bagaglio culturale ed essere più competitivi sul mercato del lavoro. La “fuga dei cervelli” che per anni ha visto tanti giovani italiani costretti ad andare all'estero per trovare lavoro, oggi non sembra più essere solo una necessità imposta dalla crisi socio-economica, ma piuttosto un'opportunità che in tanti decidono di cogliere al volo per vari motivi.
Lo rivela l’ultima ricerca pubblicata dall'osservatorio di Michael Page, società specializzata nel recruitment in ambito middle e top management. Dallo studio, infatti, sono emersi alcuni dati sull’identikit del lavoratore che si sposta all’estero, quali sono le mete più ambite e quali quelle in cui viene accolto meglio, quali sono le motivazioni, gli incentivi e gli ostacoli che coinvolgono chi decide di cercare un lavoro in un altro Paese, delineando così lo scenario dell’internazionalizzazione.
“L'esperienza lavorativa all'estero” commenta Katiuscia Cardinali, director di Page Executive "è innanzitutto un’esperienza di vita, che accresce il proprio bagaglio personale e culturale oltre che professionale, e quindi fonte di arricchimento in quanto tale. Sviluppa la capacità di adattamento, la flessibilità culturale e l’apertura verso la diversità, elementi che il mercato globale nel quale ci confrontiamo quotidianamente richiede con sempre maggior forza. Oggi più della metà dei candidati che entrano in contatto con Michael Page è disposta a spostarsi all’estero per un’opportunità professionale, la percentuale è anche maggiore del 50% per neolaureati e profili di fascia executive che offrono una maggiore mobilità”.
E così, il trend dei giovani disposti ad andare all'estero per lavorare è in aumento. “Rispetto agli anni passati, a partire dal 2010” spiega Cardinali “questo dato è aumentato del 30%, anche a causa delle persistenti condizioni del mercato che in molti casi hanno causato la perdita del lavoro e la difficoltà di trovarne un altro”. Ma non sono solo i giovani alla disperata ricerca di un lavoro che prendono questa decisione di vita. Dall’Osservatorio, infatti, risulta che opportunità di lavoro all’estero interessano sia giovani con buone conoscenze linguistiche alla ricerca del primo impiego, sia chi ha concluso un percorso di specializzazione o master e vuole mettere a frutto la propria formazione in un Paese straniero, ma anche manager affermati che cercano nuove opportunità di crescita professionale in un altro Paese.
Molte sono le mete ambite dalle diverse tipologie di “emigranti”, a seconda del tipo di impiego che cercano.
Oltre il 50% del campione studiato dall'Osservatorio si dirige in Asia, in particolar modo a Singapore, e in America Latina. I Paesi che offrono le maggiori opportunità sono quelli che hanno un'economia trainante e in forte ripresa. Tracciando una mappa con relative percentuali, vediamo che le aree che riscuotono maggiore successo sono i Paesi asiatici (India, Cima, Indonesia e Malesia), con il 25%; i Paesi del Sudamerica (Brasile, Cile, Colombia e Perù), con il 20%; il Sud Africa e il Medio Oriente, con il 20%, mentre il 15% sparge il proprio destino nel resto del mondo. Per l'Europa il Paese più appetibile risulta essere la Germania, Paese leader della comunità europea, che offre posti di lavoro ben remunerati e un costo della vita non troppo elevato, ma anche la Svizzera.
Gli italiani che scelgono di lavorare all'estero mirano, infatti, alla Svizzera, alla Cina, all'India, al Brasile, a Singapore e agli Usa. Nella classifica dei Paesi più accoglienti, invece, si trovano la Svizzera, la Germania, Singapore per il mercato asiatico, il Cile per il Sud America e gli Usa, da sempre patria di migranti che ha accolto molti italiani fin dal secolo scorso.
Di fronte alla scelta di lasciare amici e famiglia per lavorare all'estero, però, non si può valutare solo la bellezza geografica del luogo di destinazione, ma anche e soprattutto le possibilità lavorative che offre. Secondo i dati raccolti dall'osservatorio di Michael Page, «i settori con opportunità di spostamento all’estero sono quelli legati ai servizi, all’oil&gas e alle funzioni sales. Tra i profili professionali senior, i ruoli collegati alla direzione industriale sono oggi caratterizzati da una maggiore mobilità a livello internazionale, risultato conseguente al processo di delocalizzazione degli ultimi vent’anni. In particolare, la figura dell’esperto in Lean Manufacturing è sempre più coinvolta in attività di riorganizzazione industriale nei siti esteri e richiede, quindi, una lunga permanenza fuori dall’Italia. Altra figura che tradizionalmente risiede all’estero è quella del General Manager o Branch Manager, responsabile delle operazioni commerciali o manifatturiere nel Paese straniero. Per le imprese italiane con filiali internazionali, tale figura ha un’importanza strategica per il buon esito del processo di internazionalizzazione del proprio business e spesso rappresenta la “longa manus” della proprietà nei Paesi stranieri. Nell’ambito della funzioni commerciali, la figura professionale che più spesso lavora all’estero è quella dell’Area Manager, ossia il responsabile del business in una determinata area geografica, per esempio nel Sud Est Asiatico o in America Latina, tipicamente presente nei settori fashion/retail».
Una scelta di vita, affascinante quanto difficile. Non solo per quello che si lascia, ma anche per quello che si trova e per le difficoltà che si incontrano fin da prima della partenza. “Spesso chi è interessato a valutare opportunità lavorative all’estero non sa a chi rivolgersi o come muoversi” afferma Cardinali. “Circa un terzo dei candidati che sono interessati ad opportunità professionali fuori dall'Italia non sa da che parte iniziare, a chi rivolgersi e come muoversi. Di questi oltre il 50% è rappresentato da neolaureati”. Il web fa apparire il mondo più piccolo di quanto non lo sia in realtà e con un po' di coraggio si riesce a mettere insieme il necessario per partire. Le difficoltà che si incontrano una volta arrivati sono diverse a seconda dell'area geografica, principalmente legate a differenze culturali e a stili di vita fuori dall'immaginario comune. Ci sono poi i vincoli burocratici, le condizioni climatiche e la sicurezza. Ma, si legge nel rapporto dell'osservatorio, «è molto probabile che lo spostamento favorisca una crescita professionale e salariale: normalmente, grazie ai differenti livelli di tassazione, agevolazioni e benefit nei Paesi stranieri, l’esperienza internazionale facilita un aumento sostanziale del proprio pacchetto retributivo». Un'esperienza professionale e di vita, per la quale occorre tanto coraggio e determinazione, ma che non può più essere vista come una fuga da un Paese che non va, quanto piuttosto una ricerca di maggiore professionalità per poi, chissà, un giorno tornare ed essere più competitivi su un mercato del lavoro che chiede sempre maggiori competenze ed esperienza.

ospettive di lavoro. A
decidere di “emigrare” verso altri Paesi per cercare lavoro non sono
gli emarginati sociali, ma sempre più persone, di giovane età, che
vogliono cogliere l'opportunità di fare un'esperienza all'estero, per
arricchire il loro bagaglio culturale ed essere più competitivi sul
mercato del lavoro. La “fuga dei cervelli” che per anni ha visto
tanti giovani italiani costretti ad andare all'estero per trovare
lavoro, oggi non sembra più essere solo una necessità imposta dalla
crisi socio-economica, ma piuttosto un'opportunità che in tanti decidono
di cogliere al volo per vari motivi.
Lo rivela l’ultima ricerca pubblicata dall'osservatorio di Michael Page, società specializzata nel recruitment in ambito middle e top management. Dallo studio, infatti, sono emersi alcuni
dati sull’identikit del lavoratore che si sposta all’estero, quali sono
le mete più ambite e quali quelle in cui viene accolto meglio, quali
sono le motivazioni, gli incentivi e gli ostacoli che coinvolgono chi
decide di cercare un lavoro in un altro Paese, delineando così lo scenario dell’internazionalizzazione. “L'esperienza lavorativa all'estero” commenta Katiuscia Cardinali, director di Page Executive "è innanzitutto un’esperienza
di vita, che accresce il proprio bagaglio personale e culturale oltre
che professionale, e quindi fonte di arricchimento in quanto tale.
Sviluppa la capacità di adattamento, la flessibilità culturale e
l’apertura verso la diversità, elementi che il mercato globale nel quale
ci confrontiamo quotidianamente richiede con sempre maggior forza. Oggi
più della metà dei candidati che entrano in contatto con Michael
Page è disposta a spostarsi all’estero per un’opportunità professionale, la percentuale è anche maggiore del 50% per neolaureati e profili di fascia executive che offrono una maggiore mobilità”.
E così, il trend dei giovani disposti ad andare all'estero per lavorare è in aumento. “Rispetto agli anni passati, a partire dal 2010” spiega Cardinali “questo dato è aumentato del 30%,
anche a causa delle persistenti condizioni del mercato che in molti
casi hanno causato la perdita del lavoro e la difficoltà di trovarne un
altro”. Ma non sono solo i giovani alla disperata ricerca di un
lavoro che prendono questa decisione di vita. Dall’Osservatorio,
infatti, risulta che opportunità di lavoro all’estero interessano sia
giovani con buone conoscenze linguistiche alla ricerca del primo
impiego, sia chi ha concluso un percorso di specializzazione o master e
vuole mettere a frutto la propria formazione in un Paese straniero, ma
anche manager affermati che cercano nuove opportunità di crescita
professionale in un altro Paese.
Molte sono le mete ambite dalle diverse tipologie di “emigranti”, a seconda del tipo di impiego che cercano. Oltre il 50% del campione studiato dall'Osservatorio si dirige in Asia, in particolar modo a Singapore, e in America Latina.
I Paesi che offrono le maggiori opportunità sono quelli che hanno
un'economia trainante e in forte ripresa. Tracciando una mappa con
relative percentuali, vediamo che le aree che riscuotono maggiore successo sono i Paesi asiatici (India, Cima, Indonesia e Malesia), con il 25%; i Paesi del Sudamerica (Brasile, Cile, Colombia e Perù), con il 20%; il Sud Africa e il Medio Oriente, con il 20%, mentre il 15% sparge il proprio destino nel resto del mondo. Per l'Europa il Paese più appetibile risulta essere la Germania, Paese leader della comunità europea, che offre posti di lavoro ben remunerati e un costo della vita non troppo elevato, ma anche la Svizzera.
Gli italiani che scelgono di lavorare all'estero mirano, infatti, alla
Svizzera, alla Cina, all'India, al Brasile, a Singapore e agli Usa.
Nella classifica dei Paesi più accoglienti, invece, si trovano la
Svizzera, la Germania, Singapore per il mercato asiatico, il Cile per il
Sud America e gli Usa, da sempre patria di migranti che ha accolto
molti italiani fin dal secolo scorso.
Di fronte alla scelta di lasciare amici e
famiglia per lavorare all'estero, però, non si può valutare solo la
bellezza geografica del luogo di destinazione, ma anche e soprattutto le
possibilità lavorative che offre. Secondo i dati raccolti
dall'osservatorio di Michael Page, «i settori con opportunità di spostamento all’estero sono quelli legati ai servizi, all’oil&gas e alle funzioni sales.
Tra i profili professionali senior, i ruoli collegati alla direzione
industriale sono oggi caratterizzati da una maggiore mobilità a livello
internazionale, risultato conseguente al processo di delocalizzazione
degli ultimi vent’anni. In particolare, la figura dell’esperto in
Lean Manufacturing è sempre più coinvolta in attività di
riorganizzazione industriale nei siti esteri e richiede, quindi, una
lunga permanenza fuori dall’Italia. Altra figura che tradizionalmente risiede all’estero è quella del General Manager o Branch Manager, responsabile delle operazioni commerciali o manifatturiere nel Paese straniero.
Per le imprese italiane con filiali internazionali, tale figura ha
un’importanza strategica per il buon esito del processo di
internazionalizzazione del proprio business e spesso rappresenta la
“longa manus” della proprietà nei Paesi stranieri. Nell’ambito della funzioni commerciali, la figura professionale che più spesso lavora all’estero è quella dell’Area Manager,
ossia il responsabile del business in una determinata area geografica,
per esempio nel Sud Est Asiatico o in America Latina, tipicamente
presente nei settori fashion/retail».
Una scelta di vita, affascinante quanto
difficile. Non solo per quello che si lascia, ma anche per quello che si
trova e per le difficoltà che si incontrano fin da prima della
partenza. “Spesso chi è interessato a valutare opportunità lavorative all’estero non sa a chi rivolgersi o come muoversi” afferma Cardinali. “Circa
un terzo dei candidati che sono interessati ad opportunità
professionali fuori dall'Italia non sa da che parte iniziare, a chi
rivolgersi e come muoversi. Di questi oltre il 50% è rappresentato da neolaureati”.
Il web fa apparire il mondo più piccolo di quanto non lo sia in realtà e
con un po' di coraggio si riesce a mettere insieme il necessario per
partire. Le difficoltà che si incontrano una volta arrivati sono
diverse a seconda dell'area geografica, principalmente legate a
differenze culturali e a stili di vita fuori dall'immaginario comune. Ci
sono poi i vincoli burocratici, le condizioni climatiche e la
sicurezza. Ma, si legge nel rapporto dell'osservatorio, «è molto probabile che lo spostamento favorisca una crescita professionale e salariale:
normalmente, grazie ai differenti livelli di tassazione, agevolazioni e
benefit nei Paesi stranieri, l’esperienza internazionale facilita un
aumento sostanziale del proprio pacchetto retributivo».
Un'esperienza professionale e di vita, per la quale occorre tanto
coraggio e determinazione, ma che non può più essere vista come una fuga
da un Paese che non va, quanto piuttosto una ricerca di maggiore
professionalità per poi, chissà, un giorno tornare ed essere più
competitivi su un mercato del lavoro che chiede sempre maggiori
competenze ed esperienza.
- See more at:
http://www.lindro.it/societa/societa-news/societa-news-italia/2013-10-02/102181-lavorare-allestero-non-una-via-di-fuga#sthash.awy8l1RE.dpuf
Manager, studenti, neolaureati con buone prospettive di lavoro. A
decidere di “emigrare” verso altri Paesi per cercare lavoro non sono
gli emarginati sociali, ma sempre più persone, di giovane età, che
vogliono cogliere l'opportunità di fare un'esperienza all'estero, per
arricchire il loro bagaglio culturale ed essere più competitivi sul
mercato del lavoro. La “fuga dei cervelli” che per anni ha visto
tanti giovani italiani costretti ad andare all'estero per trovare
lavoro, oggi non sembra più essere solo una necessità imposta dalla
crisi socio-economica, ma piuttosto un'opportunità che in tanti decidono
di cogliere al volo per vari motivi.
Lo rivela l’ultima ricerca pubblicata dall'osservatorio di Michael Page, società specializzata nel recruitment in ambito middle e top management. Dallo studio, infatti, sono emersi alcuni
dati sull’identikit del lavoratore che si sposta all’estero, quali sono
le mete più ambite e quali quelle in cui viene accolto meglio, quali
sono le motivazioni, gli incentivi e gli ostacoli che coinvolgono chi
decide di cercare un lavoro in un altro Paese, delineando così lo scenario dell’internazionalizzazione. “L'esperienza lavorativa all'estero” commenta Katiuscia Cardinali, director di Page Executive "è innanzitutto un’esperienza
di vita, che accresce il proprio bagaglio personale e culturale oltre
che professionale, e quindi fonte di arricchimento in quanto tale.
Sviluppa la capacità di adattamento, la flessibilità culturale e
l’apertura verso la diversità, elementi che il mercato globale nel quale
ci confrontiamo quotidianamente richiede con sempre maggior forza. Oggi
più della metà dei candidati che entrano in contatto con Michael
Page è disposta a spostarsi all’estero per un’opportunità professionale, la percentuale è anche maggiore del 50% per neolaureati e profili di fascia executive che offrono una maggiore mobilità”.
E così, il trend dei giovani disposti ad andare all'estero per lavorare è in aumento. “Rispetto agli anni passati, a partire dal 2010” spiega Cardinali “questo dato è aumentato del 30%,
anche a causa delle persistenti condizioni del mercato che in molti
casi hanno causato la perdita del lavoro e la difficoltà di trovarne un
altro”. Ma non sono solo i giovani alla disperata ricerca di un
lavoro che prendono questa decisione di vita. Dall’Osservatorio,
infatti, risulta che opportunità di lavoro all’estero interessano sia
giovani con buone conoscenze linguistiche alla ricerca del primo
impiego, sia chi ha concluso un percorso di specializzazione o master e
vuole mettere a frutto la propria formazione in un Paese straniero, ma
anche manager affermati che cercano nuove opportunità di crescita
professionale in un altro Paese.
Molte sono le mete ambite dalle diverse tipologie di “emigranti”, a seconda del tipo di impiego che cercano. Oltre il 50% del campione studiato dall'Osservatorio si dirige in Asia, in particolar modo a Singapore, e in America Latina.
I Paesi che offrono le maggiori opportunità sono quelli che hanno
un'economia trainante e in forte ripresa. Tracciando una mappa con
relative percentuali, vediamo che le aree che riscuotono maggiore successo sono i Paesi asiatici (India, Cima, Indonesia e Malesia), con il 25%; i Paesi del Sudamerica (Brasile, Cile, Colombia e Perù), con il 20%; il Sud Africa e il Medio Oriente, con il 20%, mentre il 15% sparge il proprio destino nel resto del mondo. Per l'Europa il Paese più appetibile risulta essere la Germania, Paese leader della comunità europea, che offre posti di lavoro ben remunerati e un costo della vita non troppo elevato, ma anche la Svizzera.
Gli italiani che scelgono di lavorare all'estero mirano, infatti, alla
Svizzera, alla Cina, all'India, al Brasile, a Singapore e agli Usa.
Nella classifica dei Paesi più accoglienti, invece, si trovano la
Svizzera, la Germania, Singapore per il mercato asiatico, il Cile per il
Sud America e gli Usa, da sempre patria di migranti che ha accolto
molti italiani fin dal secolo scorso.
Di fronte alla scelta di lasciare amici e
famiglia per lavorare all'estero, però, non si può valutare solo la
bellezza geografica del luogo di destinazione, ma anche e soprattutto le
possibilità lavorative che offre. Secondo i dati raccolti
dall'osservatorio di Michael Page, «i settori con opportunità di spostamento all’estero sono quelli legati ai servizi, all’oil&gas e alle funzioni sales.
Tra i profili professionali senior, i ruoli collegati alla direzione
industriale sono oggi caratterizzati da una maggiore mobilità a livello
internazionale, risultato conseguente al processo di delocalizzazione
degli ultimi vent’anni. In particolare, la figura dell’esperto in
Lean Manufacturing è sempre più coinvolta in attività di
riorganizzazione industriale nei siti esteri e richiede, quindi, una
lunga permanenza fuori dall’Italia. Altra figura che tradizionalmente risiede all’estero è quella del General Manager o Branch Manager, responsabile delle operazioni commerciali o manifatturiere nel Paese straniero.
Per le imprese italiane con filiali internazionali, tale figura ha
un’importanza strategica per il buon esito del processo di
internazionalizzazione del proprio business e spesso rappresenta la
“longa manus” della proprietà nei Paesi stranieri. Nell’ambito della funzioni commerciali, la figura professionale che più spesso lavora all’estero è quella dell’Area Manager,
ossia il responsabile del business in una determinata area geografica,
per esempio nel Sud Est Asiatico o in America Latina, tipicamente
presente nei settori fashion/retail».
Una scelta di vita, affascinante quanto
difficile. Non solo per quello che si lascia, ma anche per quello che si
trova e per le difficoltà che si incontrano fin da prima della
partenza. “Spesso chi è interessato a valutare opportunità lavorative all’estero non sa a chi rivolgersi o come muoversi” afferma Cardinali. “Circa
un terzo dei candidati che sono interessati ad opportunità
professionali fuori dall'Italia non sa da che parte iniziare, a chi
rivolgersi e come muoversi. Di questi oltre il 50% è rappresentato da neolaureati”.
Il web fa apparire il mondo più piccolo di quanto non lo sia in realtà e
con un po' di coraggio si riesce a mettere insieme il necessario per
partire. Le difficoltà che si incontrano una volta arrivati sono
diverse a seconda dell'area geografica, principalmente legate a
differenze culturali e a stili di vita fuori dall'immaginario comune. Ci
sono poi i vincoli burocratici, le condizioni climatiche e la
sicurezza. Ma, si legge nel rapporto dell'osservatorio, «è molto probabile che lo spostamento favorisca una crescita professionale e salariale:
normalmente, grazie ai differenti livelli di tassazione, agevolazioni e
benefit nei Paesi stranieri, l’esperienza internazionale facilita un
aumento sostanziale del proprio pacchetto retributivo».
Un'esperienza professionale e di vita, per la quale occorre tanto
coraggio e determinazione, ma che non può più essere vista come una fuga
da un Paese che non va, quanto piuttosto una ricerca di maggiore
professionalità per poi, chissà, un giorno tornare ed essere più
competitivi su un mercato del lavoro che chiede sempre maggiori
competenze ed esperienza.
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http://www.lindro.it/societa/societa-news/societa-news-italia/2013-10-02/102181-lavorare-allestero-non-una-via-di-fuga#sthash.awy8l1RE.dpuf
Manager, studenti, neolaureati con buone prospettive di lavoro. A
decidere di “emigrare” verso altri Paesi per cercare lavoro non sono
gli emarginati sociali, ma sempre più persone, di giovane età, che
vogliono cogliere l'opportunità di fare un'esperienza all'estero, per
arricchire il loro bagaglio culturale ed essere più competitivi sul
mercato del lavoro. La “fuga dei cervelli” che per anni ha visto
tanti giovani italiani costretti ad andare all'estero per trovare
lavoro, oggi non sembra più essere solo una necessità imposta dalla
crisi socio-economica, ma piuttosto un'opportunità che in tanti decidono
di cogliere al volo per vari motivi.
Lo rivela l’ultima ricerca pubblicata dall'osservatorio di Michael Page, società specializzata nel recruitment in ambito middle e top management. Dallo studio, infatti, sono emersi alcuni
dati sull’identikit del lavoratore che si sposta all’estero, quali sono
le mete più ambite e quali quelle in cui viene accolto meglio, quali
sono le motivazioni, gli incentivi e gli ostacoli che coinvolgono chi
decide di cercare un lavoro in un altro Paese, delineando così lo scenario dell’internazionalizzazione. “L'esperienza lavorativa all'estero” commenta Katiuscia Cardinali, director di Page Executive "è innanzitutto un’esperienza
di vita, che accresce il proprio bagaglio personale e culturale oltre
che professionale, e quindi fonte di arricchimento in quanto tale.
Sviluppa la capacità di adattamento, la flessibilità culturale e
l’apertura verso la diversità, elementi che il mercato globale nel quale
ci confrontiamo quotidianamente richiede con sempre maggior forza. Oggi
più della metà dei candidati che entrano in contatto con Michael
Page è disposta a spostarsi all’estero per un’opportunità professionale, la percentuale è anche maggiore del 50% per neolaureati e profili di fascia executive che offrono una maggiore mobilità”.
E così, il trend dei giovani disposti ad andare all'estero per lavorare è in aumento. “Rispetto agli anni passati, a partire dal 2010” spiega Cardinali “questo dato è aumentato del 30%,
anche a causa delle persistenti condizioni del mercato che in molti
casi hanno causato la perdita del lavoro e la difficoltà di trovarne un
altro”. Ma non sono solo i giovani alla disperata ricerca di un
lavoro che prendono questa decisione di vita. Dall’Osservatorio,
infatti, risulta che opportunità di lavoro all’estero interessano sia
giovani con buone conoscenze linguistiche alla ricerca del primo
impiego, sia chi ha concluso un percorso di specializzazione o master e
vuole mettere a frutto la propria formazione in un Paese straniero, ma
anche manager affermati che cercano nuove opportunità di crescita
professionale in un altro Paese.
Molte sono le mete ambite dalle diverse tipologie di “emigranti”, a seconda del tipo di impiego che cercano. Oltre il 50% del campione studiato dall'Osservatorio si dirige in Asia, in particolar modo a Singapore, e in America Latina.
I Paesi che offrono le maggiori opportunità sono quelli che hanno
un'economia trainante e in forte ripresa. Tracciando una mappa con
relative percentuali, vediamo che le aree che riscuotono maggiore successo sono i Paesi asiatici (India, Cima, Indonesia e Malesia), con il 25%; i Paesi del Sudamerica (Brasile, Cile, Colombia e Perù), con il 20%; il Sud Africa e il Medio Oriente, con il 20%, mentre il 15% sparge il proprio destino nel resto del mondo. Per l'Europa il Paese più appetibile risulta essere la Germania, Paese leader della comunità europea, che offre posti di lavoro ben remunerati e un costo della vita non troppo elevato, ma anche la Svizzera.
Gli italiani che scelgono di lavorare all'estero mirano, infatti, alla
Svizzera, alla Cina, all'India, al Brasile, a Singapore e agli Usa.
Nella classifica dei Paesi più accoglienti, invece, si trovano la
Svizzera, la Germania, Singapore per il mercato asiatico, il Cile per il
Sud America e gli Usa, da sempre patria di migranti che ha accolto
molti italiani fin dal secolo scorso.
Di fronte alla scelta di lasciare amici e
famiglia per lavorare all'estero, però, non si può valutare solo la
bellezza geografica del luogo di destinazione, ma anche e soprattutto le
possibilità lavorative che offre. Secondo i dati raccolti
dall'osservatorio di Michael Page, «i settori con opportunità di spostamento all’estero sono quelli legati ai servizi, all’oil&gas e alle funzioni sales.
Tra i profili professionali senior, i ruoli collegati alla direzione
industriale sono oggi caratterizzati da una maggiore mobilità a livello
internazionale, risultato conseguente al processo di delocalizzazione
degli ultimi vent’anni. In particolare, la figura dell’esperto in
Lean Manufacturing è sempre più coinvolta in attività di
riorganizzazione industriale nei siti esteri e richiede, quindi, una
lunga permanenza fuori dall’Italia. Altra figura che tradizionalmente risiede all’estero è quella del General Manager o Branch Manager, responsabile delle operazioni commerciali o manifatturiere nel Paese straniero.
Per le imprese italiane con filiali internazionali, tale figura ha
un’importanza strategica per il buon esito del processo di
internazionalizzazione del proprio business e spesso rappresenta la
“longa manus” della proprietà nei Paesi stranieri. Nell’ambito della funzioni commerciali, la figura professionale che più spesso lavora all’estero è quella dell’Area Manager,
ossia il responsabile del business in una determinata area geografica,
per esempio nel Sud Est Asiatico o in America Latina, tipicamente
presente nei settori fashion/retail».
Una scelta di vita, affascinante quanto
difficile. Non solo per quello che si lascia, ma anche per quello che si
trova e per le difficoltà che si incontrano fin da prima della
partenza. “Spesso chi è interessato a valutare opportunità lavorative all’estero non sa a chi rivolgersi o come muoversi” afferma Cardinali. “Circa
un terzo dei candidati che sono interessati ad opportunità
professionali fuori dall'Italia non sa da che parte iniziare, a chi
rivolgersi e come muoversi. Di questi oltre il 50% è rappresentato da neolaureati”.
Il web fa apparire il mondo più piccolo di quanto non lo sia in realtà e
con un po' di coraggio si riesce a mettere insieme il necessario per
partire. Le difficoltà che si incontrano una volta arrivati sono
diverse a seconda dell'area geografica, principalmente legate a
differenze culturali e a stili di vita fuori dall'immaginario comune. Ci
sono poi i vincoli burocratici, le condizioni climatiche e la
sicurezza. Ma, si legge nel rapporto dell'osservatorio, «è molto probabile che lo spostamento favorisca una crescita professionale e salariale:
normalmente, grazie ai differenti livelli di tassazione, agevolazioni e
benefit nei Paesi stranieri, l’esperienza internazionale facilita un
aumento sostanziale del proprio pacchetto retributivo».
Un'esperienza professionale e di vita, per la quale occorre tanto
coraggio e determinazione, ma che non può più essere vista come una fuga
da un Paese che non va, quanto piuttosto una ricerca di maggiore
professionalità per poi, chissà, un giorno tornare ed essere più
competitivi su un mercato del lavoro che chiede sempre maggiori
competenze ed esperienza.
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